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domenica 9 agosto 2026

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Meta condannata a versare 567 milioni di dollari nel New Mexico per la protezione dei minori

Un tribunale del New Mexico ha ordinato a Meta di finanziare un fondo di 567 milioni di dollari per riparare i danni causati ai minori dai suoi social network.

Meta condannata a versare 567 milioni di dollari nel New Mexico per la protezione dei minori
Foto: Hibrideacus · Wikimedia Commons · CC0

Un tribunale del New Mexico ha ordinato a Meta, la società madre di Facebook, di versare 567 milioni di dollari per finanziare un fondo destinato a rimediare agli effetti nocivi sulla salute mentale dei giovani derivanti dalle sue piattaforme. Questa decisione è stata emessa giovedì, nell'ambito della seconda fase di un processo storico che Meta ha perso lo scorso marzo.

Nel corso di questo processo, una giuria ha stabilito che Meta aveva consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini. La decisione attuale si inserisce in un contesto in cui la necessità di proteggere i minori dai pericoli potenziali dei social network è diventata una preoccupazione importante.

La somma di 567 milioni di dollari sarà utilizzata per finanziare nell'arco di cinque anni programmi di salute mentale e prevenzione per i giovani. Questo importo si aggiunge a una precedente multa civile di 375 milioni di dollari inflitta a Meta a marzo in questo stesso caso.

Meta condannata a versare 567 milioni di dollari nel New Mexico per la protezione dei minori
Foto: DodgeCaravan17 · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0

Il giudice ha anche imposto misure senza precedenti, tra cui un limite di 90 ore al mese di utilizzo cumulativo di Facebook e Instagram per i minori, segnando così un primo negli Stati Uniti sulla regolamentazione dei social network in materia di protezione dei giovani.

Questa decisione sottolinea l'evoluzione delle aspettative normative e sociali nei confronti delle pratiche delle aziende tecnologiche riguardo alla salute degli utenti, in particolare dei più vulnerabili come bambini e adolescenti.

Questa vicenda illustra le tensioni crescenti tra l'innovazione delle tecnologie digitali e la necessità di proteggere i giovani da potenziali danni psicologici causati dal loro utilizzo.