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lunedì 10 agosto 2026

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Netanyahu respinge il piano di Trump per la pace a Gaza

Il primo ministro israeliano condiziona il ritiro da Gaza al disarmo totale di Hamas, dopo l'annuncio di un piano di 15 punti da parte di Trump.

Netanyahu respinge il piano di Trump per la pace a Gaza
Foto: alisdare1 · Openverse · BY-SA

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha respinto la roadmap del piano di 15 punti proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per la pace a Gaza. Secondo quanto riferito, Netanyahu ha condizionato qualsiasi ritirata dal territorio a un "disarmo autentico" da parte di Hamas, il gruppo militante che controlla la regione. Questa dichiarazione arriva in un contesto in cui si prevede che il piano di Trump cerchi ancora una sua attuazione.

Netanyahu ha sottolineato che Israele non si ritirerà da Gaza fino a quando non sarà effettuata un'eliminazione totale delle capacità armate di Hamas. Questo approccio sottolinea la posizione israeliana di richiedere garanzie di sicurezza prima di considerare qualsiasi concessione territoriale.

Nonostante il rifiuto di Netanyahu, Hamas ha manifestato il proprio "fermo impegno" nei confronti del piano di 15 punti di Trump. Il gruppo palestinese ha insistito sul fatto che è necessaria una pressione internazionale, specialmente da parte degli Stati Uniti, affinché la sua attuazione diventi possibile.

Il rifiuto di Netanyahu è stato ricevuto con sostegno anche all'interno del governo israeliano. Rappresentanti della coalizione di Netanyahu, come Ben Gvir e Smotrich, hanno celebrato questa posizione, considerandola un passo positivo verso la sicurezza di Israele.

D'altra parte, un funzionario della Casa Bianca ha espresso che il presidente Trump sarebbe "molto, molto deluso" se Israele non adempisse alla propria parte in questo piano. Questa dichiarazione aggiunge pressione sul governo israeliano riguardo ai propri impegni nella regione.

Il dibattito sul piano di Trump e le risposte di entrambe le parti continuano, con implicazioni significative per il futuro di Gaza e le relazioni tra Israele e il movimento islamico.